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Per circa un anno gli uffici giudiziari del distretto del Piemonte, con sede a Torino, hanno seguito da vicino il caso del software Ecm/Sccm, finito all’attenzione dell’opinione pubblica dopo un’inchiesta della trasmissione televisiva Report. Il programma aveva sollevato dubbi sulla possibilità che il sistema potesse consentire, almeno in via potenziale, attività di monitoraggio delle postazioni di lavoro dei magistrati senza che questi ne fossero a conoscenza.

Le segnalazioni arrivate sono state numerose e, secondo quanto trapela da ambienti informati, la Procura di Torino avrebbe aperto due distinti filoni di accertamento, condotti nel più stretto riserbo. Nel corso dell’autunno scorso, a partire da Alessandria, della vicenda sarebbe stata messa al corrente anche la Corte d’appello, che ha a sua volta coinvolto l’ufficio competente in materia informatica.

Dagli stessi ambienti emerge inoltre che da Torino sarebbero stati avviati contatti sia con il Ministero della Giustizia sia con Microsoft, azienda che sviluppa il software al centro delle verifiche, per chiarire gli aspetti tecnici e le modalità di utilizzo del sistema.

Non è invece chiaro se sia stata proprio la Procura torinese a trasmettere alla Procura di Roma l’informativa che ha portato all’apertura di un fascicolo iscritto a modello 45, ovvero senza indagati né ipotesi di reato, e alla conseguente esclusione di profili di rilevanza penale.

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