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La proponevano nei menù come autentica salsiccia di Bra, uno dei prodotti gastronomici simbolo del Cuneese, tradizionalmente consumato anche crudo e realizzato con ingredienti ben definiti e legati al territorio della cittadina piemontese. In realtà, secondo gli investigatori, quella servita ai clienti non sarebbe stata la vera specialità locale.

Per questo la Procura di Asti, competente per territorio, ha aperto un’inchiesta che coinvolge quattordici persone tra titolari e gestori di pizzerie, ristoranti e bar situati tra Alba e Bra. Al centro delle verifiche ci sono proprio i menù dei locali, dove compariva la dicitura “salsiccia di Bra”, ma senza che il prodotto fosse certificato dal consorzio di tutela.

Nei giorni scorsi i carabinieri del Nas di Alessandria hanno effettuato una serie di controlli nei locali interessati, sequestrando diversi chilogrammi di salsiccia e alcuni menù utilizzati per la somministrazione ai clienti. Le verifiche proseguono per chiarire la provenienza della carne e accertare eventuali irregolarità.

L’indagine, secondo quanto riportato dal Corriere di Torino, sarebbe partita da un esposto presentato dal Consorzio di tutela e valorizzazione della salsiccia di Bra, formato da sette macellerie del territorio. Secondo l’accusa, prodotti venduti ai ristoratori come semplici salsicce di vitello o come preparazioni simili alla specialità locale sarebbero stati poi presentati agli avventori come autentica “salsiccia di Bra”, denominazione riservata esclusivamente al prodotto tipico.

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