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Tra il 2012 e il 2025 nei centri storici piemontesi hanno chiuso il 27,2% delle attività commerciali al dettaglio, mentre nelle periferie il calo registrato è stato pari al 23,6%. Si riducono le imprese tradizionali (commercio al dettaglio, ambulanti, alberghi), mentre aumentano i servizi (b&b e affitti brevi) che presentano un vero e proprio boom. Sono i numeri che emergono dalla nuova analisi su "Città e demografia d’impresa" dell’Ufficio studi Confcommercio nazionale su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne.
Dal rapporto emerge che negli ultimi tredici anni, in linea con il dato nazionale, il tessuto commerciale piemontese ha subito una contrazione profonda, incidendo non solo sull’economia locale ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani. Nei centri storici dei soli otto comuni capoluogo di provincia hanno chiuso 442 negozi di abbigliamento e calzature (-39,3%), 334 bar (27,6%) e 229 profumerie, fiorai e gioiellerie (22,7%). In termini percentuali, il calo maggiore è stato registrato tra le edicole (-56,1%), il rifornimento carburanti (-50,0%), i negozi di libri e giocattoli (-41,8%). Sono aumentati i ristoranti (+222 unità, pari al +31,5%), le rosticcerie, gelaterie, pasticcerie (+58 unità, pari al +16,3%) e i servizi di alloggio (+36 unità, pari al +50,7%). Sul calo dei bar e la crescita dei ristoranti incide il cambio di codice di molte attività che si spostano sulla somministrazione.
"A fronte di uno scenario sempre più caratterizzato dal fenomeno della desertificazione commerciale, con una progressiva contrazione della rete distributiva fatta di piccoli negozi che ormai interessa tanto le città di medie e grandi dimensioni quanto i piccoli paesi, è fondamentale che la Regione Piemonte sostenga il commercio di prossimità con una riforma urgente e mirata della normativa del commercio e con risorse adeguate alla gravità del momento storico" afferma Giuliano Viglione, presidente di Confcommercio Piemonte. "Senza interventi adeguati e immediati il rischio concreto è quello di trovarsi tra non molti anni sprovvisti dei servizi essenziali per le nostre comunità, con la scomparsa di alcuni settori merceologici insieme a un ulteriore omologazione dell’offerta commerciale".

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