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Una tragedia che, secondo i giudici, poteva essere evitata. Il Tribunale di Torino ha condannato a 15 mesi di reclusione, con pena sospesa, un cardiochirurgo ritenuto responsabile dell’errore trasfusionale che il 9 marzo 2023 costò la vita a Carla Raparelli, 71 anni.
La donna era ricoverata alla clinica privata Maria Pia Hospital, sulla collina torinese, dove pochi giorni prima, il 25 febbraio, era stata sottoposta a un intervento al cuore. A risultare fatale fu una trasfusione di sangue non compatibile, destinata a un altro paziente e appartenente a un gruppo sanguigno diverso dal suo.
Nelle motivazioni della sentenza, riportate dal Corriere di Torino, i giudici sottolineano come la presenza del medico al momento dell’avvio della trasfusione e nei minuti immediatamente successivi avrebbe con ogni probabilità impedito l’errore. Al professionista viene contestata una grave condotta omissiva: avrebbe dovuto non solo accertare l’identità della paziente, ma anche monitorarne le condizioni per prevenire eventuali reazioni avverse.
Secondo il Tribunale, l’esito drammatico era “prevedibile ed evitabile” e il comportamento negligente del medico ha avuto un ruolo determinante nel provocare il decesso della paziente.
La ricostruzione dei fatti evidenzia inoltre che la sacca di sangue errata era stata preparata da un infermiere, il quale si rese conto dello scambio soltanto dopo oltre un’ora e mezza. Nel frattempo, un altro medico, subentrato nel turno, aveva già disposto il trasferimento della donna in terapia intensiva.
Per il paramedico è arrivata una condanna a un anno e quattro mesi, patteggiata per omicidio colposo. Diversa la scelta del cardiochirurgo, che ha affrontato il processo ordinario sostenendo che la responsabilità dell’errore e della morte fosse da attribuire esclusivamente all’infermiere.