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Discussioni, frecciate e polemiche fra accusa e difesa hanno caratterizzato al tribunale di Torino la prima udienza dell’appello del maxi processo Askatasuna, dove i maggiori esponenti del centro sociale sono chiamati a rispondere di associazione per delinquere. In primo grado, nel marzo del 2025, erano stati tutti assolti da questa ipotesi di reato. La procura ha presentato un ricorso e ha chiesto e ottenuto la rinnovazione del dibattimento con l’audizione di due degli investigatori della Digos che svolsero le indagini. Non è stata accolta, invece, la proposta di acquisire il file audio di un’intervista resa alcune settimane fa da uno degli accusati, Giorgio Rossetto, considerato uno dei leader di Askatasuna e più in generale dell’autonomia in Italia, a una emittente radiofonica. Dei venticinque imputati sono 16 quelli che devono sostenere l’accusa di associazione per delinquere. In primo grado c’erano state 18 condanne (a pene comprese fra i cinque mesi e i quattro anni e 9 mesi di reclusione) ma solo per singoli episodi avvenuti nel corso di manifestazioni o scontri di piazza. Nel corso dell’udienza non sono mancate le occasioni di contrasto. I difensori hanno detto ai giudici della Corte di Appello, per esempio, di non avere apprezzato un riferimento alla normativa sui "delinquenti abituali e professionali" fatto dall’avvocato Mauro Prinzivalli, legale di parte civile per conto della presidenza del Consiglio dei Ministri. Il processo tornerà in aula il 18 maggio, quando verranno ascoltati i due funzionari della Digos. Sarà un passaggio importante, non solo sul piano tecnico, ma anche per comprendere la direzione che prenderà il giudizio d’appello. La decisione della Corte non anticipa l’esito finale, ma segnala la volontà di approfondire aspetti ritenuti decisivi.

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