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È iniziata questa mattina, nell’aula 49 del Palazzo di Giustizia di Torino, l’udienza davanti alla Corte d’Appello che riguarda Lee Mongerson Gilley, cittadino statunitense di 39 anni originario del Texas, arrivato in Italia dopo essere atterrato all’aeroporto di Malpensa e aver successivamente presentato richiesta di asilo politico.

I magistrati sono chiamati a esprimersi sulla convalida del fermo preventivo disposto nei confronti dell’uomo, trasferito nel Centro di permanenza per i rimpatri di Torino dopo l’emissione di un mandato di cattura internazionale a suo carico. Gilley ha partecipato personalmente all’udienza. Attualmente si trova detenuto nel carcere torinese, in regime di isolamento.

Negli Stati Uniti il trentanovenne è accusato di aver ucciso la moglie, che al momento dei fatti era incinta. La vicenda ha avuto grande risonanza mediatica oltreoceano e l’uomo sostiene di aver lasciato il Paese per il timore di non poter affrontare un processo imparziale. Secondo quanto riferito dalla difesa, Gilley teme inoltre di poter essere condannato alla pena di morte qualora venisse giudicato colpevole in Texas.

Nei prossimi giorni dagli Stati Uniti dovrebbe arrivare la richiesta ufficiale di estradizione. Parallelamente, il 39enne ha avviato in Italia la procedura per ottenere la protezione internazionale. Di professione ingegnere informatico, è assistito negli Usa dall’avvocato Dick De Guerin, mentre in Italia la sua difesa è affidata alle legali Monica Grosso e Anna Muscat.

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