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29 maggio, una data che mai si potrà dimenticare. Una data che non è solo un ricordo: è una ferita. Una ferita enorme che, 41 anni dopo, continua a fare male. Allo stadio Heysel di Bruxelles, il 29 maggio 1985, la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool —quella che doveva essere una festa, si trasformò in un incubo. Prima del calcio d’inizio, gli hooligan inglesi sfondarono le recinzioni del settore Z, occupato da famiglie, tifosi juventini e appassionati di calcio. La folla arretrò, schiacciata contro un muro che cedette sotto la pressione. Trentanove persone morirono, oltre 600 rimasero ferite. Donne, uomini, giovani, ragazzi: vite spezzate in pochi, pochissimi tragici minuti. La UEFA, temendo disordini ancora più gravi, fece disputare comunque la partita mentre si consumava una tragedia che avrebbe cambiato per sempre la storia non solo del calcio. Il 29 maggio, l’Italia si ferma. Non è più solo un ricordo di familiari e dei sopravvissuti: è la Giornata nazionale della memoria delle vittime dell’Heysel, riconosciuta ufficialmente dal Parlamento. Un passaggio storico che trasforma quel dolore in patrimonio civile del Paese. Molte le cerimonie per ricordare quella tragedia che non può e non deve essere dimenticata. 

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