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Rimarrà detenuto nel carcere di Torino Lee Mongerson Gilley, cittadino statunitense di 39 anni ricercato in Texas con l’accusa di aver ucciso la moglie e arrestato lo scorso maggio al suo ingresso in Italia. La decisione è arrivata dalla Corte d’appello di Torino, che ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa.
Secondo i giudici di secondo grado, esiste un elevato pericolo di fuga, tanto da configurare la possibilità che l’uomo possa rendersi irreperibile in Europa. Per questo motivo è stata confermata la custodia in carcere, che resterà in vigore fino all’eventuale richiesta di estradizione da parte delle autorità statunitensi.
La Corte ha accolto la linea già espressa dalla Procura generale, che aveva chiesto il mantenimento della misura cautelare. Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio si era espresso per la permanenza in carcere, richiamando una comunicazione del Dipartimento di Giustizia dell’ambasciata USA a Roma. Nella lettera si evidenziava come l’uomo sia accusato di un reato che, in caso di condanna, prevede l’ergastolo, escludendo invece la pena di morte.
Il 39enne aveva giustificato la fuga dagli Stati Uniti proprio con il timore di una condanna capitale. Il suo arresto era avvenuto all’aeroporto di Malpensa, dove era arrivato con documenti ritenuti falsi dagli inquirenti. Successivamente aveva presentato richiesta di protezione internazionale, ma durante la permanenza al CPR di Torino era emerso il mandato di arresto internazionale, che ha portato al trasferimento in carcere.
La vicenda resta ora in attesa dei prossimi sviluppi legati alla procedura di estradizione richiesta dagli Stati Uniti.
Tra le fonti citate nell’ordinanza anche il quotidiano La Stampa, che ha riportato la decisione dei giudici torinesi.