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Sono pochi i 25 anni di carcere chiesti dalla procura di Torino per Giovanni Zippo, l’ex vigilante di 41 anni che la notte del 30 giugno 2025 provocò l’esplosione che devastò una palazzina in via Nizza, nel capoluogo piemontese, e causò la morte di una persona e il ferimento di altre sette. Questa, in sostanza, la tesi espressa in Corte d’assise, alla ripresa del processo, dall’avvocato Alessandro Dimauro, legale di parte civile per una delle famiglie coinvolte. "Alla procura - ha esordito il legale - rivolgo i miei complimenti per la meticolosità del lavoro che ha svolto e per l’umanità che ha manifestato nei confronti delle persone offese. Devo dire però che nutro delle perplessità su alcuni degli argomenti della requisitoria". Dimauro ha sostenuto che, almeno per quel che riguarda i suoi assistiti, il reato da contestare è il tentato omicidio, mentre i pm hanno ipotizzato le lesioni aggravate e proposto un anno di carcere come semplice ’aumento’ rispetto alla pena complessiva. Sì è detto inoltre "perplesso" anche sulla richiesta di concedere a Zippo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. L’avvocato difensore, Basilio Foti, è intervenuto per fare presente che le parti civili non possono discutere dell’entità delle condanne. Zippo in aula ha ammesso il gesto spiegando che voleva solo fare uno sgarbo, con lievi danni all’appartamento, a una donna che abitava nella palazzina: con lei aveva in corso una relazione, ma si sentiva sfruttato sentimentalmente ed economicamente. La donna in quel periodo era in vacanza con il fidanzato. Zippo è stato chiamato a rispondere di omicidio (per il deceduto nell’esplosione), disastro e lesioni.

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