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È morto all’età di 83 anni Enzo Bianchi, figura di riferimento della spiritualità contemporanea e tra i fondatori della Comunità monastica di Bose, nata nel 1965 nel Biellese. Monaco, autore di numerosi saggi e studioso della Bibbia, Bianchi aveva dedicato gran parte della propria vita alla ricerca spirituale, alla riflessione teologica e al dialogo tra culture e confessioni religiose.

Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi aveva dato vita alla comunità di Bose insieme ad alcuni compagni, trasformandola nel tempo in un importante punto di riferimento per il mondo cristiano e per quanti cercavano un percorso di vita fondato sulla preghiera, sul lavoro e sull’accoglienza. Nel corso degli anni la sua attività si era sviluppata anche attraverso la scrittura e l’editoria. Era infatti il fondatore delle Edizioni Qiqajon, legate alla Comunità di Bose, con le quali aveva contribuito alla diffusione di testi di carattere biblico, spirituale e teologico.

Per oltre mezzo secolo è stato una presenza autorevole nel panorama religioso e culturale italiano, capace di rivolgersi anche a un pubblico esterno agli ambienti ecclesiastici. I suoi libri, le conferenze e gli interventi pubblici lo hanno reso un interlocutore seguito da diverse generazioni.

Nel 2017 aveva lasciato l’incarico di priore della Comunità monastica di Bose. Da quel momento aveva progressivamente ridotto gli impegni pubblici e la propria attività, anche a causa delle condizioni di salute. Una scelta che aveva segnato l’ultima fase della sua vita, trascorsa mantenendo comunque un forte legame con l’esperienza monastica alla quale aveva dedicato decenni.

Con la sua scomparsa viene meno una delle figure più significative della spiritualità italiana degli ultimi decenni, protagonista di un percorso che ha intrecciato vita monastica, studio, cultura e dialogo.

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