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Non c’è convalida del fermo per i tre accusati di avere l’uno ucciso e le altre due aiutato a nascondere, facendolo a pezzi, il cadavere di Fabio Colapietro, 39 anni, perché il pericolo di fuga non sussiste. Anzi, hanno tentato di far sparire quel corpo proprio per continuare la propria vita così com’era. Gli indizi però per confermare che abbiano compiuto quelle atrocità sono abbastanza, tanto da sostenere la necessità della custodia cautelare in carcere. Sta in questo la decisione del giudice per le indagini preliminari di Torino che ha fatto sì che rimangano tutti e 3 al Lorusso e Cutugno: il 26enne, accusato di omicidio volontario e di soppressione di cadavere, la 47enne e la 22enne, entrambe accusate di concorso nella soppressione di cadavere. Il legale del 26enne, reo confesso, seppure dicendo che sarebbe stata una conseguenza involontaria di una lite, annuncia che valuterà "se fissare per il giovane un interrogatorio col pm, o se andare al Riesame per la qualificazione giuridica. Se l’omicidio è avvenuto durante una colluttazione - precisa -, non è detta l’intenzionalità, quindi potrebbe essere preterintenzionale". Spiega intanto che la 22enne era "l’unica persona che il 26enne già conosceva e con la quale frequentava il parco Sempione (un parco pubblico cittadino nel quartiere dove si trova la casa in cui sono avvenuti i fatti, che presenta alcune aree di degrado). Lei l’ha portato a casa della professoressa, la 47enne, che lui ha visto per la prima volta, così come non conosceva la vittima, arrivata a un certo punto della festa". Al termine dell’udienza di convalida in carcere, l’avvocato del 26enne ha riferito che il suo assistito ha detto al gip che il 20 settembre era andato con la 22enne nella casa torinese della docente per una festa. Arrivata la vittima, Fabio Colapietro (39), considerato "il cavallino di uno spacciatore che conosce la professoressa, hanno cominciato a consumare ogni tipo di sostanza, il giorno e la notte. Il giorno dopo si sveglia e gli dicono che la vittima gli avrebbe rubato forse 50 euro, ne nasce una lite in cui tutti si sono picchiati, quindi Colapietro cade e muore", ha concluso il legale. Bisognerà vedere come i tre giustificheranno le giornate trascorse a cercare di far sparire quel corpo straziato, dopo che l’omicidio sarebbe avvenuto nella giornata del 21 settembre, consumando appunto droghe a ripetizione, almeno tre giorni prima del ritrovamento del cadavere ormai a pezzi, nella notte tra il 24 e il 25 settembre. Gli inquirenti dovranno cercare elementi per provare quanto ciascuno di loro abbia contribuito a gettare in sacchi e a mascherare con del cemento i resti di Colapietro, quanta parte fosse già stata portata via dalla casa che la professoressa originaria di Rieti aveva in affitto nel quartiere Borgo Vittoria. Fatto è che ad aprire quella porta all’arrivo della polizia era stata proprio la docente. Era accaduto in quella notte in cui il giovane che l’ha ucciso aveva parlato con la polizia, in preda a un’agitazione incontrollabile, dopo avere incontrato la propria madre e la compagna. Una chiamata al 112 che era stata la madre a comporre.
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