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Il Politecnico di Torino coordinerà per i prossimi tre anni Sustain-Arctic, un progetto europeo finanziato dall’Unione europea con 5,6 milioni di euro e dedicato alla riduzione dell’impatto ambientale delle infrastrutture scientifiche nelle aree artiche e subartiche.

Il programma coinvolge un consorzio internazionale formato da 11 istituzioni di sei Paesi: Italia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia e Francia. L’obiettivo è mettere a punto, sperimentare e diffondere tecnologie e sistemi capaci di rendere climaticamente neutre le attività di ricerca scientifica condotte in territori caratterizzati da condizioni ambientali particolarmente difficili.

Attualmente numerose stazioni di ricerca nell’Artico dipendono dai generatori diesel, alimentati attraverso il trasporto di ingenti quantità di carburante. Un modello che comporta costi elevati sia dal punto di vista logistico sia sotto il profilo ambientale. Sustain-Arctic punta quindi a un sistema alternativo basato sull’integrazione di diverse soluzioni: produzione locale di energia da fonti rinnovabili, tecnologie avanzate per l’accumulo, gestione intelligente delle risorse e strumenti digitali in grado di limitare gli spostamenti e la permanenza dei ricercatori sul campo.

«L’ambiente artico è sotto la lente dell’attenzione internazionale – spiega Massimo Santarelli, docente del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino e responsabile del progetto –. Con questa iniziativa portiamo il Politecnico al centro di una prima esperienza di sostenibilità e decarbonizzazione delle strutture dedicate alla ricerca scientifica nell’area».

La guida del progetto rappresenta il risultato dell’esperienza maturata dall’ateneo torinese nella gestione di programmi europei di ricerca. Tra questi figura Remote, dedicato all’approvvigionamento energetico delle aree remote attraverso tecnologie integrate basate sull’idrogeno. Il progetto ha portato alla realizzazione di un sistema energetico ibrido nel fiordo di Rye, nel Mare di Norvegia, dimostrando la possibilità di utilizzare le fonti rinnovabili per garantire autonomia energetica anche in luoghi isolati e sottoposti a condizioni climatiche estreme.

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