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Il design come strumento per promuovere il benessere mentale, valorizzare la memoria dei luoghi e favorire la nascita di nuove relazioni. È l’obiettivo di «Healing Heritage», il progetto nato dalla collaborazione tra il Politecnico di Torino, MinD Mad in Design e Ccw Cultural Welfare Center, selezionato per l’Adi Design Index 2026 nella categoria design sociale. Un riconoscimento che apre la strada alla candidatura al XXX Compasso d’Oro Adi, uno dei più importanti premi italiani dedicati al design.

L’iniziativa propone una visione del progetto che va oltre la realizzazione di oggetti e servizi, attribuendo al design la capacità di innescare cambiamenti sociali, creare legami e coinvolgere le comunità. Al centro della ricerca c’è il rapporto tra patrimonio culturale e salute mentale, con l’obiettivo di trasformare la storia, le testimonianze e gli spazi urbani in risorse per il benessere collettivo.

Elemento fondamentale è il co-design, un metodo partecipativo che mette le persone al centro del processo creativo. L’idea di fondo è che progettare per chi vive una condizione di fragilità significhi soprattutto progettare insieme alle persone, riconoscendone esperienze, bisogni e capacità di contribuire alla costruzione di soluzioni condivise.

Il quartiere torinese di Borgo San Paolo è stato scelto come terreno di sperimentazione. Un territorio profondamente legato alla storia industriale della città, che ha attraversato importanti trasformazioni dopo la dismissione delle grandi fabbriche. Le memorie del passato, gli archivi, i luoghi e le storie degli abitanti diventano così strumenti per rafforzare il senso di appartenenza e favorire inclusione e partecipazione.

«Essere selezionati è un riconoscimento particolarmente importante, perché valorizza un modo di intendere il design come processo collettivo, capace di attivare relazioni e creare condizioni di partecipazione», sottolinea Giulia Mezzalama, responsabile scientifica del progetto.

L’esperienza mette in dialogo ricerca universitaria, formazione, servizi di salute mentale e comunità locali, dimostrando come il patrimonio culturale possa diventare una risorsa concreta per costruire nuove forme di relazione e contribuire al benessere delle persone.

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