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Cinque punti per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva e tutelare lavoratori e territori coinvolti nella crisi. È quanto chiedono Piemonte e Liguria nel documento unitario elaborato al termine del tavolo congiunto che si è svolto al Grattacielo Piemonte. Al centro la richiesta di mantenere l’unità del gruppo siderurgico senza imporre l’esclusività degli approvvigionamenti da Taranto. Gli stabilimenti di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi devono poter acquistare materie prime anche da fornitori esterni. Il secondo punto riguarda la predisposizione di un piano operativo di ordini e acquisti, da presentare alle amministrazioni regionali e comunali interessate, che dimostri la sostenibilità degli approvvigionamenti e delle prospettive produttive. Sul fronte occupazionale, le due Regioni chiedono pari tutele per i lavoratori dell’indotto su tutti i territori coinvolti nella crisi. E’ inoltre prevista la possibilità di attivare, in caso di necessità, un meccanismo di anticipazione della cassa integrazione. Sarà anche costituito un tavolo permanente congiunto tra Piemonte e Liguria fino all’individuazione di una nuova proprietà.
Il documento sarà trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al tavolo, convocato dalle due Regioni, hanno partecipato i presidenti Alberto Cirio e Marco Bucci, assessori, sindaci, rappresentanti delle Province, sindacati e vertici di Ilva e Acciaierie d’Italia, entrambe in amministrazione straordinaria.
I commissari e i vertici aziendali hanno illustrato gli aggiornamenti sulla situazione di Taranto e le prospettive di ripresa delle lavorazioni a Novi Ligure e Genova, che, secondo quanto riferito dall’azienda, potrebbero ripartire a febbraio in relazione agli approvvigionamenti annunciati dal Governo. In Piemonte la vertenza coinvolge 614 lavoratori: 542 a Novi Ligure e 72 a Racconigi. Per 585 dipendenti è stato richiesto un nuovo intervento di cassa integrazione. A Gattinara, Sanac conta circa 55 lavoratori, 50 dei quali in cassa integrazione. In Liguria, a Genova Cornigliano, il fermo riguarda 280 lavoratori su 917, mentre sono 193 i dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria. A Vado Ligure, Sanac occupa circa 50 persone, tutte in cassa integrazione.
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