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Tre condanne a un anno e quattro mesi di reclusione per l’incendio che, il 3 settembre 2021, devastò un prestigioso palazzo di piazza Carlo Felice, nel cuore di Torino. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale del capoluogo piemontese nei confronti del legale rappresentante della società immobiliare proprietaria dell’edificio, dell’architetto responsabile della direzione dei lavori e del coordinatore della sicurezza del cantiere.
Il rogo era divampato mentre lo stabile era interessato da un intervento di ristrutturazione. A innescare le fiamme sarebbero state le scintille prodotte da una saldatrice utilizzata da un fabbro impegnato nell’installazione di una cassaforte all’interno dell’attico che l’imprenditore Bruno Biraghi aveva intenzione di acquistare. Le scintille avrebbero raggiunto materiali facilmente infiammabili, dando origine all’incendio che provocò ingenti danni all’edificio.
L’artigiano che stava eseguendo il lavoro aveva già definito la propria posizione giudiziaria attraverso il patteggiamento della pena, uscendo così dal procedimento. Il processo ha invece riguardato le presunte responsabilità delle figure che, a diverso titolo, avevano compiti di gestione e controllo nell’ambito dell’intervento edilizio.
Nel procedimento si è costituito parte civile anche Bruno Biraghi, assistito dall’avvocato Stefano Campanello. Per l’imprenditore il tribunale ha disposto una provvisionale di 55mila euro, riconoscendo quindi un primo risarcimento in relazione ai danni subiti. L’accusa in aula è stata sostenuta dal pubblico ministero Alessandro Aghemo.