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Francesco D’Onofrio, 70 anni, è stato ascoltato lo scorso 11 dicembre dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino nell’ambito dell’inchiesta denominata "Factotum". Considerato dagli inquirenti un esponente di rilievo della criminalità calabrese in Piemonte, D’Onofrio ha respinto con decisione ogni accusa di affiliazione alla ’ndrangheta.
“Non ho mai fatto parte della ’ndrangheta. La ’ndrangheta mi fa schifo”, ha esordito nel suo interrogatorio. D’Onofrio, originario di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, vive a Moncalieri, un centro densamente abitato alle porte di Torino. Negli anni Ottanta fu attivo nei Colp – Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato – una formazione vicina al gruppo eversivo ‘Prima Linea’.
Nel corso delle indagini, uno dei collaboratori di giustizia ascoltati ha riferito che D’Onofrio avrebbe raggiunto all’interno della ‘ndrangheta la “dote di crimine”, tra i più alti gradi nell’organizzazione mafiosa. Ma l’uomo ha smentito categoricamente questa ricostruzione: “Non ho mai avuto ruoli di comando e non sono mai stato condannato come tale. Non nego di aver frequentato alcune persone legate a quel mondo, ma ho sempre disapprovato i loro comportamenti”.
L’interrogatorio si inserisce in un’inchiesta più ampia che coinvolge presunti legami tra la criminalità organizzata calabrese e il territorio piemontese, già teatro, in passato, di episodi drammatici come l’omicidio del magistrato Bruno Caccia, per il quale D’Onofrio era già stato coinvolto in un’indagine a Milano.