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Un ponte ideale tra Torino e Caracas. Piazza Carignano è stato il fulcro della manifestazione pro Venezuela nel centro di Torino che si è svolta sabato pomeriggio. Mobilitazione, a favore del presidente deposto con il blitz statunitense a Caracas, che rimanda a quelle già viste per tutto il 2025 in solidarietà a Gaza. Il presidio si è poi trasformato in corteo. Circa 200 persone tra giovani e non, accomunati sotto le bandiere da quella palestinese a quella della pace, sigle come Cambiare rotta e Collettivo autonomo universitario, fino a Potere al popolo e ai sindacati di base.
Il serpentone ha attraversato il centro passando per via Principe Amedeo, via Accademia Albertina, via verdi per poi terminare davanti alla Prefettura.
Non si sono registrati momenti di tensione. In piazza Carignano prima della partenza del corteo alcuni manifestanti hanno bruciato una bandiera. Quella americana, simbolo di un imperialismo da combattere. Poi all’angolo fra via Rossini e via Verdi un ragazzo ha sparso del terriccio sulla strada quasi di fronte alla sede rai torinese a simboleggiare, secondo i manifestanti, la disinformazione dei media sulla vicenda. Quasi al termine del corteo, di fronte ad una Prefettura blindata da polizia e carabinieri, i manifestanti hanno lanciato dei finti dollari a simboleggiare i soldi con cui gli americani comprerebbero l’Unione Europea. Grazie a Marco Papacci, presidente dell’Associazione Amicizia Italia-Cuba, il corteo si è concluso con il videocollegamento con Nicolas Maduro Guerra, figlio del Presidente Venezuelano: "Vi ringrazio, cerchiamo di liberare mio padre", le sue parole.
Negli stessi momenti, altre sigle, si sono radunate in piazza Arbarello a sostegno dei manifestanti iraniani.