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Sono 172 le persone detenute nelle carceri del Piemonte che attualmente seguono percorsi universitari grazie al Polo universitario penitenziario. Il dato è stato reso noto nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026, che ha fatto il punto su una realtà ormai consolidata.
L’iniziativa affonda le sue radici nella prima metà degli anni Ottanta, quando nacque come progetto innovativo promosso dalla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Il Polo è stato poi formalmente istituito nel 1998 attraverso un protocollo firmato dall’ateneo, dal Tribunale di sorveglianza e dal Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria.
Nel tempo il numero degli studenti detenuti è cresciuto, anche se la presenza femminile resta limitata a sette iscritte, dato che riflette la minore percentuale di donne presenti nella popolazione carceraria. Gli studenti sono distribuiti nei diversi istituti della regione, con una concentrazione maggiore negli istituti di Torino, Saluzzo, Asti e Biella.
L’offerta formativa comprende 22 corsi di laurea. Tra i più scelti figurano Diritto per le imprese e le istituzioni, Scienze politiche e sociali, Dams, Comunicazione interculturale e Storia, con un crescente interesse per il corso in Scienze e tecniche delle attività motorie e sportive.
Nel corso della cerimonia, la rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, ha sottolineato come portare l’università in carcere significhi garantire un diritto fondamentale e al tempo stesso offrire opportunità concrete di crescita personale e reinserimento sociale.
Anche Rocco Sciarrone, delegato della rettrice per il Polo penitenziario, ha evidenziato il valore del percorso formativo come strumento di inclusione e sviluppo individuale, mentre il docente Franco Prina ha tenuto una lectio magistralis dedicata al tema di un’università inclusiva all’interno di un contesto penitenziario orientato ai diritti e alle opportunità.
Il funzionamento del Polo è sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, che contribuisce a coprire le tasse universitarie, fornire libri, materiali didattici e strumenti informatici, oltre a finanziare la presenza di tutor dedicati all’organizzazione delle attività. Ulteriori percorsi di reinserimento sono resi possibili grazie al Fondo Alberto e Angelica Musy, che sostiene borse-lavoro per detenuti in regime di semilibertà.
L’Università di Torino partecipa inoltre alla Cnupp, la rete nazionale dei poli universitari penitenziari promossa dalla Crui, che coinvolge oggi 47 atenei italiani impegnati a garantire il diritto allo studio anche alle persone private della libertà.