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La rete dei defibrillatori automatici esterni si amplia sulle montagne piemontesi. Dopo la prima fase dedicata ai rifugi alpini ed escursionistici, la Regione Piemonte ha deciso di estendere la presenza dei dispositivi salvavita anche ad altri luoghi strategici del territorio montano.
I nuovi Dae saranno destinati alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici pubblici caratterizzati da una particolare presenza di cittadini e visitatori. L’obiettivo è aumentare il livello di sicurezza per residenti, turisti ed escursionisti, soprattutto in quelle aree dove la distanza dai presidi sanitari e i tempi di intervento dei soccorsi possono rappresentare un elemento critico.
Nelle prossime settimane la Regione avvierà una seconda manifestazione di interesse rivolta agli enti locali, che potranno proporre gli immobili da dotare dei dispositivi. Il progetto prevede anche percorsi di formazione e abilitazione per il personale incaricato dell’utilizzo dei defibrillatori, così da garantire un intervento tempestivo e corretto in caso di emergenza.
L’iniziativa si inserisce nel programma già avviato e finanziato con una delibera del dicembre 2024 attraverso il Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (Fosmit), con l’obiettivo di rendere sempre più capillare la presenza di strumenti fondamentali per la gestione delle emergenze cardiache.
«L’estensione della rete dei defibrillatori è una scelta chiara e strategica perché la sicurezza di chi frequenta le montagne piemontesi deve essere un diritto garantito ovunque, non solo nei luoghi più esposti», ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo e promozione della montagna Marco Gallo. «La prevenzione non può avere zone d’ombra. Con questo intervento rafforziamo la capacità dei territori di reagire alle emergenze e confermiamo la volontà della Regione Piemonte di investire in misure concrete, utili e immediatamente percepibili».
Con il nuovo piano, il Piemonte punta quindi a costruire una rete di soccorso più diffusa, capace di offrire maggiore protezione anche nelle zone montane più frequentate ma più difficili da raggiungere rapidamente dai mezzi di emergenza.