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Una maratona oratoria notturna per accendere i riflettori sulle condizioni delle carceri italiane. È l’iniziativa promossa dall’Associazione Radicale Adelaide Aglietta che questa sera, a partire dalle 22, organizza la tradizionale veglia davanti alla casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino, con l’obiettivo di denunciare il sovraffollamento degli istituti penitenziari, le criticità sanitarie e le presunte violazioni dei diritti delle persone detenute.

All’appuntamento prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni, garanti dei detenuti, avvocati, esponenti politici e operatori della polizia penitenziaria, chiamati a confrontarsi nel corso di una serata dedicata al tema dell’emergenza carceraria.

Tra gli interventi previsti figurano quelli di Igor Boni, presidente di Europa Radicale; Diletta Berardinelli, garante dei detenuti della Città di Torino; Luca Pidello, presidente della Commissione Diritti dei detenuti del Consiglio comunale di Torino; Roberto Capra, presidente della Camera Penale del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta; Gerardo Romano, dirigente dell’Osapp; fra’ Beppe Giunti, volontario impegnato nelle carceri di Alessandria e Torino; e Marco Sorbara, consigliere regionale della Valle d’Aosta, già vittima di ingiusta detenzione e componente del direttivo di Nessuno tocchi Caino.

A spiegare il senso dell’iniziativa sono i coordinatori dell’Associazione Aglietta, Oreste Gallo, Enea Lombardozzi e Samuele Moccia, che sottolineano come il periodo estivo renda ancora più difficili condizioni già critiche all’interno degli istituti penitenziari.

«L’estate rende ancora più insopportabili situazioni che sono già incompatibili con il dettato costituzionale – evidenziano i promotori –. Vogliamo riportare davanti ai cancelli del carcere un confronto pubblico tra chi quelle condizioni le vive, chi le osserva e chi ha il dovere di intervenire».

Al centro della veglia il richiamo al principio secondo cui la privazione della libertà personale non può tradursi nella perdita degli altri diritti fondamentali. «La pena può limitare la libertà – ribadiscono dall’Aglietta – ma non può sospendere i diritti della persona».

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