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Per mesi ha celebrato funzioni religiose in diverse parrocchie di Torino, presentandosi come un sacerdote della Chiesa copta. Ma dietro la veste talare e i documenti che attestavano la sua presunta ordinazione si nascondeva un inganno. Protagonista della vicenda è un egiziano di 25 anni, allontanato dalla diocesi torinese e denunciato alla Procura dopo che alcuni controlli hanno permesso di accertare la falsità delle credenziali presentate.
La vicenda, anticipata dal quotidiano La Repubblica sul dorso torinese, è iniziata lo scorso giugno, quando il giovane era stato accolto nella parrocchia di Santa Rosa da Lima, nel quartiere Pozzo Strada. Al parroco si era presentato come un religioso copto arrivato in città per frequentare il Politecnico di Torino. A sostegno del proprio racconto aveva mostrato documenti apparentemente regolari, nei quali risultava un’ordinazione sacerdotale avvenuta il 31 gennaio 2025.
Una documentazione che inizialmente non aveva destato particolari sospetti, tanto che erano state avviate le procedure di verifica e riconoscimento attraverso i contatti tra il vicariato egiziano, la diocesi di Torino e la Conferenza episcopale italiana.
Nel frattempo, il venticinquenne aveva cominciato a partecipare alle celebrazioni eucaristiche e a sostituire i sacerdoti anche in altre due chiese cittadine: San Leonardo Murialdo e Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. Per diversi mesi, dunque, aveva svolto attività pastorale come se fosse a tutti gli effetti un sacerdote.
A far emergere la situazione è stata la segnalazione di un fedele, che ha contattato il parroco di una delle due chiese esprimendo dubbi sull’effettiva ordinazione del giovane. La comunicazione è stata immediatamente trasmessa al vicario episcopale per la pastorale, che ha disposto ulteriori accertamenti.
Le verifiche hanno consentito di smascherare la messinscena. Dal vicariato egiziano è infatti arrivata la conferma che i documenti esibiti dal venticinquenne non erano autentici. È risultata falsa anche l’iscrizione al Politecnico di Torino, utilizzata per giustificare il trasferimento in città.
Una volta ricostruita la vicenda, la diocesi ha disposto l’immediato allontanamento del giovane, presentando una denuncia alla Procura e rimuovendo il suo nominativo dal sito ufficiale. Durante la permanenza nelle parrocchie torinesi, il falso sacerdote aveva beneficiato di vitto e alloggio e ricevuto anche i compensi previsti per le celebrazioni religiose.