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È finito agli arresti domiciliari Franco Vacchina, il commerciante di pneumatici, che l’11 dicembre scorso era alla guida della Porsche che ha provocato l’incidente sull’autostrada Asti-Cuneo, nel quale è rimasta coinvolta Matilde Baldi, 20 anni, morta cinque giorni dopo all’ospedale di Alessandria. Vacchina avrebbe tentato di inquinare le prove, entrando nel deposito dov’è in custodia la sua Porsche e per questo sono scattati i domiciliari. Un provvedimento deciso dalla procura di Asti alla fine della prima fase delle indagini preliminari per ricostruire l’accaduto. L’ipotesi contestata poi è che l’uomo abbia ingaggiato una sorta di gara, iniziata sulle strade di Asti e proseguita sull’autostrada A33, a una velocità di oltre 200 km orari. Insieme a lui è indagato anche un secondo uomo, alla guida di un’altra Porsche, che però non sarebbe rimasta coinvolta nello schianto.
L’incidente la sera dell’11 dicembre, poi l’apertura dell’inchiesta: con Vacchina che è accusato di omicidio stradale. A lui e all’uomo alla guida dell’altra Porsche viene contestato di aver violato l’articolo 9 ter del Codice della strada, quello che vieta di gareggiare in velocità. Intanto procedono le indagini sullo schianto: gli investigatori hanno raccolto i video delle telecamere di controllo dell’autostrada, i tecnici stanno analizzando la scatola nera della Porsche e la pm Sara Paterno, che coordina le indagini, ha affidato l’incarico della consulenza cinematica all’ingegner Roberto Bergantin. La ragazza, che viaggiava sul sedile accanto alla mamma Elva, rimasta ferita al volto, è morta cinque giorni dopo in ospedale a causa delle ferite riportate alla testa sbattendo all’interno dell’abitacolo. All’arrivo dei soccorsi Matilde era in condizioni disperate. La 20enne ha riportato un trauma irreversibile al cervello. Dopo cinque giorni di coma si è arresa e i suoi organi sono stati donati.