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Si è concluso oggi a Torino un processo che ha visto cinque cittadini brasiliani condannati per aver reclutato transessuali in Brasile con la promessa di un lavoro in Italia, per poi costringerli a prostituirsi. Le pene inflitte dal tribunale vanno da un minimo di 5 anni e 7 mesi a un massimo di 9 anni e 10 mesi di reclusione.

Gli imputati, tutti originari del Brasile, dovranno inoltre corrispondere alle otto parti civili provvisionali somme comprese tra 10mila e 56mila euro. L’accusa, sostenuta dai pubblici ministeri Valerio Longi e Roberto Furlan, riguardava associazione per delinquere e tratta di esseri umani.

La vicenda era emersa grazie a un’indagine della polizia di Stato iniziata nel settembre del 2024, che portò nel aprile successivo all’arresto dei cinque responsabili. Secondo quanto ricostruito, il reclutamento delle vittime in Brasile era gestito da connazionali degli imputati, che le convincevano a partire per l’Italia con la promessa di opportunità lavorative. Una volta arrivate nel nostro Paese, le persone coinvolte venivano costrette a prostituirsi, dando origine a un caso di sfruttamento aggravato.

Il verdetto odierno rappresenta un importante passo nella lotta alla tratta di esseri umani e conferma l’attenzione della magistratura torinese verso i reati legati allo sfruttamento sessuale e alle reti criminali internazionali.

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