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Aveva acquistato e fatto modificare un’auto trasformandola in una copia della celebre Ferrari 250 GTO, per poi cercare di rivenderla come se fosse un modello autentico. Per questo un uomo di 78 anni, residente a Torino, è stato condannato a 14 mesi di reclusione dalla Corte d’appello del capoluogo piemontese.

La decisione è stata successivamente confermata anche dalla Corte di Cassazione, che ha ribadito un principio centrale: a configurare il reato di falsificazione e commercio di beni con marchi industriali usurpati non è l’acquisto in sé, ma la finalità di immissione sul mercato dell’oggetto contraffatto.

Il caso risale al 2017 e ha riguardato un’auto rielaborata con un accurato lavoro di carrozzeria per richiamare nelle forme e nelle linee la storica coupé di Maranello. Nei documenti del veicolo era indicato che si trattava della rielaborazione di un’auto di produzione giapponese, ma negli annunci di vendita l’auto veniva presentata con il marchio Ferrari e descritta come “nuova”.

La difesa aveva sostenuto che il modello originale non fosse più coperto da tutela industriale e che l’imputato non avesse effettiva intenzione di inserirsi in una catena commerciale, circostanza che, secondo la tesi difensiva, avrebbe potuto comportare solo una sanzione amministrativa. Tuttavia i giudici hanno ritenuto prevalente la volontà di commercializzare il veicolo come autentico.

La vicenda si inserisce nel mito della 250 GTO, una delle auto più rare e costose al mondo, prodotta in soli 36 esemplari e divenuta oggetto di collezionismo internazionale. Negli ultimi anni, alcuni esemplari hanno raggiunto valutazioni record, superando decine di milioni di euro nelle aste internazionali.

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