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Oggi in tribunale a Torino si è verificato un colpo di scena durante il processo a carico di un luogotenente dei carabinieri accusato di essersi allontanato senza autorizzazione dal lavoro in tre occasioni. Il sottufficiale era già stato condannato in via definitiva a un anno e nove mesi per vicende simili avvenute durante il periodo in cui era a capo della stazione di Torino-San Salvario. La nuova accusa risale al 2017, quando il luogotenente prestava servizio al Comando regionale.
Il caso è stato al centro di un’indagine che si è concentrata sull’analisi delle celle telefoniche, condotta da un brigadiere dell’Arma. Durante il processo, sotto l’incalzare delle domande degli avvocati difensori, il brigadiere ha ammesso di aver commesso un errore nell’interpretazione dei dati. Il problema riguardava la lettura delle indicazioni fornite dall’operatore telefonico, che indicavano la direzione verso cui erano agganciate le celle dal telefono dell’imputato. In un primo momento, sembrava che la sua posizione fosse compatibile con quella di un negozio in via Lagrange, nel centro storico di Torino. Tuttavia, la difesa, supportata da un consulente tecnico, ha sostenuto che l’area corretta fosse invece quella di piazza Carlo Emanuele, dove si trova il Comando regionale.
Il brigadiere che ha svolto le indagini nel 2024 non faceva parte della squadra di polizia giudiziaria della procura e ha dichiarato di aver ricevuto solo un corso di dieci giorni per acquisire le competenze necessarie a condurre questi accertamenti.
In precedenza, l’imputato era stato condannato nel 2022 per comportamenti irregolari risalenti al periodo tra il 2011 e il 2012. Tra le accuse figurava quella di aver fatto cancellare delle multe, sostenendo falsamente che stava utilizzando l’auto per motivi di servizio, mentre risultava in realtà assente per malattia o in licenza.
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