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La Procura di Milano ha già chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini sull’omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso da un commando della ’ndrangheta il 26 giugno del 1983. Riapertura con un nuovo fascicolo a carico di Francesco D’Onofrio, 69 anni, con una condanna alle spalle come presunto esponente della ’ndrangheta e in passato anche ex militante dei Colp-Comunisti organizzati per la liberazione proletaria. Nel dicembre del 2023, il gip di Milano Mattia Fiorentini aveva già archiviato un’inchiesta su D’Onofrio, sospettato di essere uno dei killer di Caccia. Indagine che era stata avocata dalla Procura generale milanese. Poi, lo scorso settembre D’Onofrio è stato fermato in un’inchiesta della Dda di Torino e della Guardia di Finanza sulla ’ndrangheta in Piemonte. E vicino alla sua abitazione è stata trovata una pistola P38 Special Smith&Wesson, compatibile con l’arma del delitto del 1983. Dopo una trasmissione di atti tra Torino e Milano, il procuratore milanese Marcello Viola, con le pm Cecilia Vassena e Silvia Bonardi, hanno chiesto e ottenuto dal gip Fiorentini la riapertura delle indagini, che comporta un’iscrizione di D’Onofrio come presunto concorrente nell’omicidio.
Ora si tratterà di svolgere, da quanto si è saputo, anche una serie di accertamenti balistici, oltre a recuperare carte e documenti anche dei vecchi procedimenti. Per l’omicidio Caccia è già stato condannato Domenico Belfiore, boss della ’ndrangheta, all’ergastolo in via definitiva come mandante. E nel 2020 venne condannato anche, a seguito di nuove indagini a Milano, Rocco Schirripa, accusato di aver fatto parte del gruppo di fuoco.